PER-OSKAR LEU – THE ENGLISH: ARE THEY HUMAN?
3 – 29 febbraio
OPENING: 3 FEBBRAIO, ore 17.00
COMMERCIAL ROAD PROJECT
LONDON METROPOLITAN UNIVERSITY
41- 47 COMMERCIAL ROAD
ALDGATE EAST STATION
LONDON
di sara schifano
S.S. Ci racconti il tuo intervento al MAXXI? Come hai scelto la posizione del tuo lavoro?
G.A.C. La scelta dello spazio e il tipo di intervento sono strettamente collegati. Mi sembra che la galleria 5, con la grande vetrata, sia il luogo più interessante del museo. Direi anche il più complesso in termini allestitivi, essendo stato concepito in principio come auditorium e non come sala espositiva. Leggi il resto di questo articolo »
di sara schifano
S.S. Mi racconti brevemente il tuo intervento al MAXXI?
P.D.M. Una Turandiade Buzziana (in forma di note) è un video costruito come ipotesi per la messa in scena della Turandot di Giacomo Puccini all’interno della città ideale di Tommaso Buzzi, secondo me il connubio perfetto (quanto bizzarro) per molti motivi. Entrambe le opere sono state completate da altri, nel caso dell’opera lirica dal musicista Alfano, mentre nel caso della città dal nipote dell’architetto, Marco Solari. Leggi il resto di questo articolo »
di sara schifano
S.S. Mi racconti il tuo intervento al MAXXI?
A.P. Il mio intervento al MAXXI consiste in una video installazione composta di quattro schermi sui quali scorrono scene di rituali, volti e gesti che appartengono a un archivio di sequenze girate in Albania agli inizi degli anni Novanta. Davanti ai miei occhi queste scene appaiono come fossero visioni e il lavoro, in un certo senso, non fa altro che dar loro una forma. Il mio intervento cerca di essere leggero e non forzato. Leggi il resto di questo articolo »
di sara schifano
S.S. Mi racconti in breve il tuo intervento al MAXXI?
L.T. Il dentro del fuori del dentro è un ambiente dove un film la fa da padrone. Detta il ritmo a cui ti muoverai al suo interno. Ci sono buchi, ci sono suoni, ci sono confini che vengono testati, rotti, annusati, esplorati . Non si puo raccontare, ci devi mettere il dito come Tommaso. Lo sapevi che il guscio delle uova è fatto di marmo? Leggi il resto di questo articolo »
Nel 1986 Boris Mikhailov ha ripercorso i ricordi paterni fino alle coste di un lago a sud dell’Ucraina, frequentato dalla popolazione locale per le sue presunte proprietà benefiche, nonostante negli anni fosse sorto sullo sfondo un minaccioso scenario di fabbriche e ciminiere. Le cinquanta fotografie di Salt Lake costituiscono il ritratto di una Unione Sovietica nascosta e sconosciuta, spensierata e indifferente, soprattutto ignara dell’imminente disastro di Chernobyl e del crollo del regime ormai alle porte.
Fino all’11 marzo a La Criée, Rennes.
L’apertura dell’ultima stagione del progetto La Kunsthalle più bella del mondo (nato dalla collaborazione tra la Fondazione Antonio Ratti e la Camera di Commercio di Como nell’ambito del Laboratorio Como) è affidata – oggi 26 gennaio – all’incontro del direttore della Fondazione Marco De Michelis con l’architetto Nikolhaus Hirsh, rettore della Städelschule e direttore di Portikus a Francoforte. Il loro confronto ruoterà intorno a questioni strettamente connesse con la finalità dell’iniziativa, ovvero la creazione di un programma per un futuro Centro delle Arti Contemporanee: tra i temi affrontati, le motivazioni, la collocazione nella struttura urbana, le modalità architettoniche, le forme di governance e i territori di attività. Tutti i materiali prodotti durante lo svolgimento del progetto costituiscono un utile archivio aperto, consultabile sui siti web della Fondazione Antonio Ratti e del Laboratorio Como.
Se agli oggetti si legano ricordi e momenti della propria storia, il progetto personal effectsonsale del collettivo di artisti e curatori composto da Francesco Calzolari, David Casini, Viola Emaldi, Irene Guzman, Valentina Rossi, Marco Scotti e Sissi mette in campo tanti racconti diversi, narrazioni che si intecciano in un bazar del riuso attraverso una serie di effetti personali pregni di un certo valore affettivo che, gli oltre centocinquanta artisti invitati hanno scelto di vendere al simbolico prezzo di 9,99 euro. Le dinamiche tra pubblico e privato, tra anonimato dell’oggetto e autorialità dell’opera, innescano riflessioni sui meccanismi di mercato del sistema artistico. Il progetto è presentato dal 26 al 29 gennaio a Bologna all’interno del Padiglione Esprit Nouveau, progettato da Le Corbusier nel 1925.
foto: © Sara Montali
A Long Story è la prima mostra personale di Ian Tweedy (Hahn, Germania, 1982) da UNTITLED a New York. Attraverso l’uso di vecchie immagini e l’intervento su oggetti e supporti trovati, l’artista crea sovrapposizioni e accostamenti che attivano un circuito aperto di relazioni, allusioni a memorie personali e collettive la cui indeterminatezza sembra ricollegarsi al testo di Bruno Schulz, estratto da The Street of Crocodiles (1934), che accompagna la mostra: “Le nostre creature non saranno eroi di romanzi in più volumi. I loro ruoli saranno brevi, coincisi, i loro caratteri privi di contesto. A volte, per un gesto, per una parola, faremo lo sforzo di portarli in vita. Ammettiamo apertamente: non insisteremo sulla durata o sulla stabilità dell’esecuzione; le nostre creazioni saranno temporanee, utili per una singola occasione.”
La personale di Zarina Bhimji alla Whitechapel Gallery di Londra sintetizza gli ultimi venticinque anni della produzione dell’artista, che indaga paesaggi disabitati in cui individua tracce e storie umane. Tra i lavori in mostra, accanto ad alcune serie fotografiche mai esposte finora, storyboard e installazioni degli anni Ottanta, l’anteprima dell’ultimo film Yellow Patch (2011), ispirato alle rotte dei flussi migratori tra India e Africa attraverso l’Oceano Indiano, e il film di debutto Out of Blue (2002) ambientato in Uganda, terra d’origine dell’artista.
Fino al 9 marzo. Leggi il resto di questo articolo »